dal sito dell'AIDO

D e f i n i z i o n e

d e l l a

m o r t e

 


Una persona è morta quando ha subito una perdita irreversibile di ogni capacità di integrare e di coordinare le funzioni fisiche e mentali del corpo.

La morte sopravviene quando:

a) le funzioni spontanee del cuore e della respirazione sono definitivamente cessate, oppure
b) si è accertata la cessazione irreversibile di ogni funzione cerebrale.

Dal dibattito è risultato che la morte cerebrale è il vero criterio della morte poiché l'arresto definitivo delle funzioni cardio-respiratorie conduce molto rapidamente alla morte cerebrale.
Il gruppo ha dunque analizzato i diversi metodi clinici e strumentali che permettono di constatare questo arresto irreversibile delle funzioni cerebrali. Per essere certi, mediante un elettroencefalogramma, che il cervello è diventato piatto, ossia che non presenta più attività elettrica, è necessario che l'esame venga effettuato almeno due volte a distanza di sei ore.

Prolungamento artificiale delle funzioni vegetative

In caso di morte cerebrale, la respirazione artificiale può prolungare la funzione cardiaca per un tempo limitato.
Questa sopravvivenza indotta degli organi è indicata quando si prevede un prelievo in vista di un trapianto.
Questa eventualità è possibile solo in caso di lesione cerebrale totale e irreversibile sopraggiunta a un soggetto giovane, generalmente dopo un trauma violento.
Prendendo in considerazione gli importanti progressi delle tecniche chirurgiche e dei mezzi per aumentare la tolleranza agli innesti, il gruppo ritiene che i trapianti di organi meritano il sostegno dello professione medica, della legislazione e della popolazione in generale.
La donazione di organi, deve, in ogni circostanza, rispettare le ultime volontà del donatore o il consenso della famiglia nel caso in cui questa sia presente.



Comitato Nazionale per la bioetica
DEFINIZIONE E ACCERTAMENTO DELLA MORTE NELL'UOMO (15 Febbraio 1991)

Il concetto di morte è definito dalla perdita totale e irreversibile della capacità dell’organismo di mantenere autonomamente la propria unità funzionale.
La morte può essere accertata attraverso criteri anatomici, clinici, biologici, cardiaci e neurologici. Per quanto riguarda i criteri anatomici, clinici, biologici e cardiaci il comitato rinvia ai criteri comunemente accettati o codificati e ritiene valido quanto è contenuto nel Regolamento di Polizia Mortuaria di recente modificato (D.M. in data I 0 settembre 1990).

Per quanto riguarda i criteri neurologici il Comitato ritiene accettabile solo quello che fa riferimento alla cosiddetta "morte cerebrale", intesa come danno cerebrale organico irreparabile, sviluppatosi acutamente, che ha provocato uno stato di coma irreversibile, dove il supporto artificiale è avvenuto in tempo a prevenire o trattare l'arresto cardiaco anossico.

Non può essere accettato il criterio che fa riferimento alla "morte corticale", nel verificarsi della quale rimangono integri i centri del paleoencefalo e permane attiva la capacità di regolazione centrale delle funzioni omeostatiche o vegetative compresa la respirazione autonoma.
Non può altresì essere accettato il criterio che fa riferimento alla morte del troncoencefalo perché essa non indica di per sé che le strutture al di sopra del tronco abbiano perso lo possibilità di funzionare se stimolate in altro modo.

Alla attenta applicazione dei criteri clinici che, in presenza di una lesione cerebrale organica dimostrata con i mezzi della Diagnostica strumentale, inducono il sospetto di morte cerebrale, deve accompagnarsi la ricerca, da parte del rianimatore, di tutti i fattori che possono fornire la certezza dell’avvenuta morte cerebrale.
L'accertamento della morte in età pediatrica presenta problemi particolari per superare i quali si ritengono accettabili i criteri compilati dalla "Task force for the determination of Brain death in children", che prevedono un periodo di osservazione più lungo.

L’accertamento della morte del neonato a termine comporta l’applicazione congiunta di tutti i criteri indicati dalla Task Force; per il neonato pretermine, specie di età gestazionale inferiore alle 32 settimane, oltre ai criteri indicati dalla Task Force, debbono raccomandarsi un tempo di osservazione sufficientemente lungo e la più ampia prudenza nella valutazione dei parametri strumentali attualmente disponibili.

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