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Tabagista
incallito, avevo un po’ di bronchite e una fastidiosa tosse quando
Carmelo, il mio amico medico, mi disse che sarebbe stato meglio se mi fossi
fatto una radiografia. Io, per farlo contento – so che mi vuole un gran bene – lo assecondai. Dalla radiografia risultò che, nonostante tutto, ancora nulla di grave insidiava bronchi e polmoni e pensai subito che avrei potuto continuare a fumare ancora per un bel po’. Peccato tuttavia che risultasse anche una “ombra cardiaca ingrandita”. Quando lessi la scarna descrizione che accompagnava il referto radioscopico pensai “ In fondo me lo hanno sempre detto che ho un cuore grande..” e – battute a parte – la cosa non mi preoccupò per niente. Beata ignoranza.
Anche quando mi recai, spronato nuovamente da Carmelo, a farmi una ecocardiografia
ero del tutto tranquillo. Subito il timor panico incominciò a farsi strada, fino ad arrivare in porto quando, con estrema chiarezza, mi dissero che, se non avessi affrontato entro un anno un’operazione a cuore aperto per sostituire la valvola aortica, sarei defunto.
Il mio cuore non mi aveva mai dato problemi e fino ad allora non avevo
ancora notato alcun sintomo.
Grave insufficienza aortica era la diagnosi e si doveva
operare, con una percentuale di insuccesso del
5%. Per qualche mese rimossi completamente la cosa, come se non
ne sapessi nulla. Già… però, la morte, quei 5 su 100; sembra solo una statistica, ma sono proprio cinque persone che non ce la fanno, non sono solo numeri. La morte da quel momento incominciò ad assumere un altro significato da quello che abitualmente gli attribuivo. Da bambino ero profondamente convinto che sì, gli altri ..forse.. potevano morire, ma io no, io non sarei morto mai. Questo pensiero recondito, doveva essere rimasto funzionante nei meandri della mia mente e aveva favorito la rimozione dello shock esistenziale costituito dall’idea della morte.
Ora dovevo affrontare quel rischio sotto i ferri dei chirurghi, col mio
cuore preso in mano e aperto come un piccolo forziere, come si apre un
carillon, mentre il resto del mio corpo andava a una temperatura sotto
i 34 gradi. Tornando ad allora, dovetti mettermi alla ricerca del cardiochirurgo e della struttura ospedaliera specializzata in quel tipo di intervento. Qualcuno mi consiglio il Dr. Georges Popoff (Responsabile Divisione di Cardiochirurgia, Clinica “Villa Maria Beatrice”, Firenze) La prima
volta che sentii quel nome, inevitabilmente pensai a Il Maestro e Margherita
e a uno di quegli strani personaggi che popolano quella meravigliosa storia
di Bulgakof . Me lo prefigurai con folte sopraciglia e capelli un po’
arruffati tipo scienziato pazzo, mantello nero, cappello a tuba. La stranezza di quel nome mi risultò solo fino a quando lo incontrai; in un momento, tutte quelle mie stupide fantasie svanirono. Conobbi una persona veramente squisita, gentile e disponibile e cosa più importante, un grande professionista. Fui operato il 12 giugno 2002 nella clinica Villa Beatrice, mi fu sostituita la vecchia valvola difettosa con una protesi biologica Prima-Plus n° 29, ovvero la valvola di un povero porcellino che io ho immaginato essere stato sacrificato proprio per me. Tutto andò liscio e per il meglio anche per quello che fu il decorso post operatorio. Ora sto bene e sono molto più attivo di prima, vado persino in piscina due volte la settimana. In questa
esperienza ho maturato molto dal punto di vista umano ed esistenziale.
Aggiungo
solo altre poche cose di me, ‘che sono già stato troppo lungo.
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