banda di trapiantati

rinascere ha un sapore speciale
profuma di fresco e di mattino
ha il colore biancoargento della bruma
e la sensazione di avere ancora tempo a disposizione
perchè il giorno è appena cominciato

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Se hai vissuto l'esperienza del trapianto, condividi la nostra iniziativa e lo spirito con cui abbiamo raccontato le nostre storie, mandaci il racconto della tua vicenda e noi la pubblicheremo. Come abbiamo fatto con le storie di:
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Insufficienza aortica

La sostituzione valvolare aortica

Il pensiero della morte

Il Maestro e margherita

Dr. Georges Popoff un grande professionista

Popoff allo zecchino d’oro

La valvola pop-off

Protesi biologica Prima-Plus n° 29

Villa Beatrice

Il maestro Manzi

Non è mai troppo tardi oggi

Non è mai troppo tardi oggi per fare un sito

Sul cuore

Tra valvole, viole, violini e bambini

Pittura: alcuni quadri rimasti

Il cubismo

Scacchi: tre partite commentate (1) (2) (3)

PPT realizzato al corso

Kafka

«Kelebek in turco significa "farfalla."
Una farfalla è bella, ma inafferrabile.
È tenera e fragile, come noi che siamo così pochi.
Una farfalla irradia molti colori e ci prepara alla gioia.
Non è come un uccello in gabbia, è libera… libera come i nostri pensieri.
Chi vuole trattenere una farfalla, ne distrugge le ali.
Chi vuole avere una farfalla, deve ucciderla.»

Oriente e Occidente, religione, politica e potere nella Terza Guerra Mondiale

 

a 7 anni, ora ne ho 52Tabagista incallito, avevo un po’ di bronchite e una fastidiosa tosse quando Carmelo, il mio amico medico, mi disse che sarebbe stato meglio se mi fossi fatto una radiografia.
Io, per farlo contento – so che mi vuole un gran bene – lo assecondai.
Dalla radiografia risultò che, nonostante tutto, ancora nulla di grave insidiava bronchi e polmoni e pensai subito che avrei potuto continuare a fumare ancora per un bel po’.
Peccato tuttavia che risultasse anche una “ombra cardiaca ingrandita”.
Quando lessi la scarna descrizione che accompagnava il referto radioscopico pensai “ In fondo me lo hanno sempre detto che ho un cuore grande..” e – battute a parte – la cosa non mi preoccupò per niente. Beata ignoranza.

Anche quando mi recai, spronato nuovamente da Carmelo, a farmi una ecocardiografia ero del tutto tranquillo.
Quella tranquillità durò poco: il tempo di interpretare le prime espressioni sul viso dei cardiologi della Clinica Universitaria di Careggi che durante l’esame si richiamavano a consulto con strani cenni.

Subito il timor panico incominciò a farsi strada, fino ad arrivare in porto quando, con estrema chiarezza, mi dissero che, se non avessi affrontato entro un anno un’operazione a cuore aperto per sostituire la valvola aortica, sarei defunto.

Il mio cuore non mi aveva mai dato problemi e fino ad allora non avevo ancora notato alcun sintomo.
Mai avrei immaginato che una tara congenita mi vedeva privo di quella terza cuspide necessaria alla valvola aortica per fare bene il suo lavoro.
Il cuore aveva supplito a questo difetto con una seconda spinta ad ogni battito, reimmettendo in circolazione il piccolo reflusso del sangue non trattenuto dalla valvola e generando un piccolo soffio di cui però, in 50 anni di vita, non si era mai accorto nessuno.
Questo sforzo supplementare lo aveva fatto ingrandire e la sua ombra compariva ora minacciosa in quella radiografia: “non ce la faccio più, mi hai fatto lavorare troppo!”

Grave insufficienza aortica era la diagnosi e si doveva operare, con una percentuale di insuccesso del 5%. Per qualche mese rimossi completamente la cosa, come se non ne sapessi nulla.
D’altra parte ancora nessun sintomo mi angustiava e il pensiero di sottopormi ad un’operazione del genere era ancora insostenibile per la mia coscienza.
Ma, a poco a poco, i sintomi comparvero.
Sempre più affanno nel fare tutte le cose, per non parlare delle scale e dell’amore. Arrivò il giorno che dopo l’amplesso, mi sembrò di aver fatto i 200 metri ad ostacoli. Allora capii che non potevo che operarmi. Più della morte poté l’amore.

Già… però, la morte, quei 5 su 100; sembra solo una statistica, ma sono proprio cinque persone che non ce la fanno, non sono solo numeri. La morte da quel momento incominciò ad assumere un altro significato da quello che abitualmente gli attribuivo.

Da bambino ero profondamente convinto che sì, gli altri ..forse.. potevano morire, ma io no, io non sarei morto mai. Questo pensiero recondito, doveva essere rimasto funzionante nei meandri della mia mente e aveva favorito la rimozione dello shock esistenziale costituito dall’idea della morte.

Ora dovevo affrontare quel rischio sotto i ferri dei chirurghi, col mio cuore preso in mano e aperto come un piccolo forziere, come si apre un carillon, mentre il resto del mio corpo andava a una temperatura sotto i 34 gradi.
La “morte” diventava la “mia morte” e non quel concetto astratto che accompagna in antinomia quello di vita, esistenza, sopravvivenza.
Adesso che tutto si è risolto per il meglio, che l’operazione è riuscita perfettamente, mi rendo conto che quel mito infantile si è completamente dissolto e la consapevolezza della morte è entrata ormai definitivamente nella mia coscienza.

Tornando ad allora, dovetti mettermi alla ricerca del cardiochirurgo e della struttura ospedaliera specializzata in quel tipo di intervento. Qualcuno mi consiglio il Dr. Georges Popoff (Responsabile Divisione di Cardiochirurgia, Clinica “Villa Maria Beatrice”, Firenze)

La prima volta che sentii quel nome, inevitabilmente pensai a Il Maestro e Margherita e a uno di quegli strani personaggi che popolano quella meravigliosa storia di Bulgakof . Me lo prefigurai con folte sopraciglia e capelli un po’ arruffati tipo scienziato pazzo, mantello nero, cappello a tuba.
Se mettete Popoff in un motore di ricerca vi accorgerete di quante stranezze arrivano sotto i vostri occhi prima di arrivare al grande chirurgo: pagine e pagine di filastrocche e zecchini d’oro.
Se poi mettete Popoff + valvola, scoprirete che c’e’ anche una “valvola popoff” che aiuta la compressione nei motori di alta cilindrata.

La stranezza di quel nome mi risultò solo fino a quando lo incontrai; in un momento, tutte quelle mie stupide fantasie svanirono. Conobbi una persona veramente squisita, gentile e disponibile e cosa più importante, un grande professionista.

Fui operato il 12 giugno 2002 nella clinica Villa Beatrice, mi fu sostituita la vecchia valvola difettosa con una protesi biologica Prima-Plus n° 29, ovvero la valvola di un povero porcellino che io ho immaginato essere stato sacrificato proprio per me. Tutto andò liscio e per il meglio anche per quello che fu il decorso post operatorio.

Ora sto bene e sono molto più attivo di prima, vado persino in piscina due volte la settimana.

In questa esperienza ho maturato molto dal punto di vista umano ed esistenziale.
A parte il grande affetto che ho ricevuto dagli amici e da tutti i miei cari, che mi ha fatto riflettere sulla centralità della vita affettiva nella nostra esistenza, ne sono uscito con la consapevolezza che non me la sarei più potuta menare tanto: “ che senso ha la vita?” “che ci sto a fare in questo mondo!?’ ecc. ecc.
Queste, sono diventate domande che non mi sono più fatto o almeno non con lo stesso spirito con cui me le ponevo prima. Il senso della vita è proprio nel gustarne profondamente il valore, il dono che essa è, e quando esiste il senso non esiste la domanda.


Il corso che ho fatto con il Progetto Fenice è stato davvero una bella esperienza e questo sito che è nato dall’incontro di questa banda di trapiantati ne è la dimostrazione. Spero veramente che abbia un degno proseguo. Per imparare cose nuove non e’ mai troppo tardi come diceva una volta il maestro Manzi da una tv monocanale in scala di grigi, negli primi anni 60.

Aggiungo solo altre poche cose di me, ‘che sono già stato troppo lungo.
Ho fatto il pittore, e ora cerco di vendere incisioni d’arte in un sito che ho realizzato per sostenere l’attività di mia moglie www.acquaforte.it .
Sono un appassionato di scacchi e gioco on line sul sito www.scacchisti.it . Se volete fare una partita, il mio nikname è Amedeo e se mi avvisate via e-mail:nicolas@acquaforte.it ci possiamo dare un appuntamento e fare quattro chattate mentre studiamo le mosse.


And that's all Folk! Questa è la mia storia e ve l’ho voluta raccontare. E' stata una vicenda che ha cambiato il mio carattere. Ero
un tipo un po' introverso, adesso mi sento molto piu' aperto verso gli altri.
Il mio cognome in portoghese significa "chiuso", ma io non sono più un .... chiuso tabagista.

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Adelpha plylaca Bates - nymphalidae (Bolivia)
"Di fronte alle sofferenze del mondo tu puoi tirarti indietro, sì, questo è qualcosa che sei libero di fare e che si accorda con la tua natura, ma precisamente questo tirarsi indietro è l'unica sofferenza che forse potresti evitare."
Franz Kafka

 

 

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ultima modifica 22 luglio 2007