Donare gli organi? "Sì"!!! Un film del Nucleo Operativo di Protezione Civile insieme alla Scuola di Cinema Anna Magnani Regia di Mike Ricci
banda di trapiantati
ridare la vita con la forza dell’amore anche dopo la vita.
mercoledì 20 aprile 2011
Alfonso
Ciao, sono Alfonso,
trapiantato di CUORE da otto anni e sono qui per raccontarvi la mia storia.
Tutto è cominciato dopo una gita in Messico... State tranquilli non vi racconterò il viaggio, ma dal mio rientro in poi…
Avendo trascorso un po’ di giorni lontano da casa, quando sono tornato il mio piccolo giardino aveva bisogno di un po’ di manutenzione e così mi sono messo a tagliare l’erba, sistemare le piante ed altre piccole cose; facendo tutto ciò sentivo che, per la prima volta, il fiato mi mancava.
Primo pensiero: mi sarà venuta l’asma????
Sono andato dal medico di famiglia, che mi ha visitato, dicendomi che per lui era un fattore psicologico; ma ogni giorno che passava io mi sentivo peggio. Non riuscivo più a dormire, mi mancava il respiro e dovevo stare seduto sul divano.
Una mattina, andando al lavoro, ebbi un colpo di sonno: dalla mia destra mi trovai a ridosso di un muro alla mia sinistra. Fortunatamente non sopraggiungeva nessuno dalla parte opposta ( CHE C--O), altrimenti forse adesso non sarei qui a scrivere la mia storia.
Ma andiamo avanti…
Decisi di consultare un altro medico. Ricordo bene le sue parole dopo la visita: - “lei non torni neppure a casa e vada subito in ospedale” –
trapiantato di CUORE da otto anni e sono qui per raccontarvi la mia storia.
Tutto è cominciato dopo una gita in Messico... State tranquilli non vi racconterò il viaggio, ma dal mio rientro in poi…
Avendo trascorso un po’ di giorni lontano da casa, quando sono tornato il mio piccolo giardino aveva bisogno di un po’ di manutenzione e così mi sono messo a tagliare l’erba, sistemare le piante ed altre piccole cose; facendo tutto ciò sentivo che, per la prima volta, il fiato mi mancava.
Primo pensiero: mi sarà venuta l’asma????
Sono andato dal medico di famiglia, che mi ha visitato, dicendomi che per lui era un fattore psicologico; ma ogni giorno che passava io mi sentivo peggio. Non riuscivo più a dormire, mi mancava il respiro e dovevo stare seduto sul divano.
Una mattina, andando al lavoro, ebbi un colpo di sonno: dalla mia destra mi trovai a ridosso di un muro alla mia sinistra. Fortunatamente non sopraggiungeva nessuno dalla parte opposta ( CHE C--O), altrimenti forse adesso non sarei qui a scrivere la mia storia.
Ma andiamo avanti…
Decisi di consultare un altro medico. Ricordo bene le sue parole dopo la visita: - “lei non torni neppure a casa e vada subito in ospedale” –
Fece una telefonata ad un collega, che mi aspettava al pronto soccorso, dove mi aveva urgentemente trovato un posto (cosa non facile!).
In ospedale ho passato 30 giorni. La vigilia di Natale mi hanno dimesso, con diagnosi “cardiopatia dilatativa”.
Passato qualche giorno, sono tornato per un controllo, mi hanno nuovamente ricoverato, provando a farmi la cardioversione, ma tutto è stato inutile.
Una volta dimesso, sono andato in visita privata dal professor Toscano, il quale, ha provveduto a mandarmi dai suoi collaboratori all’ospedale le Scotte di SIENA.
Dopo le analisi di rito, mi dissero di controllare anche i denti. Risultato: dramma nel dramma. sette da togliere immediatamente.
Da lì, passarono poche ore, prima che mi comunicassero che a Siena c’era un CUORE che mi stava aspettando per continuare a battere ancora!
Il resto e’ storia…e scusate se e’ un po’ lunga, ma e’ la storia che ha cambiato la mia VITA.
Rossi AlfonsoDa lì, passarono poche ore, prima che mi comunicassero che a Siena c’era un CUORE che mi stava aspettando per continuare a battere ancora!
Il resto e’ storia…e scusate se e’ un po’ lunga, ma e’ la storia che ha cambiato la mia VITA.
Firenze 10/07/2004
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trapianto di cuore
Camilla
Mi chiamo Camilla e nel novembre 2001 mi hanno trapiantato rene e pancreas.
Non è facile scriverne, o meglio, riuscire a comunicare le sensazioni intime ed importanti che ho provato.
Il mio trapianto non è stato reso necessario da un episodio acuto; è arrivato alla fine di anni di malattia.
Nel 1995 mi diagnosticarono il diabete, ma sostennero che un corretto stile di vita e la somministrazione di insulina mi avrebbero permesso una vita normale, anzi forse migliore e più lunga di quella di tanti altri visti i continui controlli a cui sarei stata sottoposta.
Nel 1995 mi diagnosticarono il diabete, ma sostennero che un corretto stile di vita e la somministrazione di insulina mi avrebbero permesso una vita normale, anzi forse migliore e più lunga di quella di tanti altri visti i continui controlli a cui sarei stata sottoposta.
Mi parlarono, marginalmente, di alcune complicanze che si sarebbero potute presentare dopo tanti anni di malattia: neuropatia, retinopatia, nefropatia e problemi al sistema cardiovascolare.
Sembravano eventi lontani ed improbabili. Iniziò così per me una vita diversa, continuamente sotto controllo e regolata dall’assunzione di farmaci e dall’esito delle glicemia che mi misuravo grazie ad un piccolo apparecchio che i medici mi avevano fornito.
Sembravano eventi lontani ed improbabili. Iniziò così per me una vita diversa, continuamente sotto controllo e regolata dall’assunzione di farmaci e dall’esito delle glicemia che mi misuravo grazie ad un piccolo apparecchio che i medici mi avevano fornito.
E’ sorprendente come l’uomo si adatti rapidamente a condizioni di vita diverse. Dopo un breve periodo di assestamento, ripresi le normali attività, convinta di non essere condizionata dal mio “essere malata”.
In realtà proprio la foga e la determinazione che mostravo erano il primo segnale della pressione psicologica cui sottostavo: dimostrare di essere “normale” significava in realtà essere migliore, “più forte” di tanti altri. D’altro canto, se fallivo non era tutta colpa mia. Comunque andai avanti. Il cervello però non poteva mai riposare ne dimenticare: “Ho con me l’insulina? E lo zucchero per le ipoglicemie? E l’apparecchio per le glicemia? Fra quanto devo fare l’esame agli occhi? E il prelievo di sangue? Ricordo l’ansia che mi prese quando rimasi bloccata in un ingorgo in autostrada senza avere con me lo zucchero: che faccio se mi prende una ipo (improvvisa caduta di zuccheri nel sangue che può portare al coma se non si assume subito qualcosa di dolce)? All’epoca non c’erano i cellulari. Un’altra volta, all’ippodromo, mi prese una ipo così forte che fu necessario chiamare l’ambulanza: sentivo tutto quello che succedeva ma non riuscivo a comunicare.
Nonostante tutto questo ho vissuto come volevo, facendo tutto quello che mi passava per la testa.
Per diversi anni la mia terapia è consistita in 3-4 iniezioni di insulina al giorno e in una dieta. La sede che mi consigliarono per le iniezioni fu l’addome che diventò pieno di callosità: che male a volte quelle punture! Con il tempo le cose peggiorarono e, visto che era più facile non sapere, smisi di andare ai controlli.
Le prime conseguenze si manifestarono, anche se lavoravano in silenzio già da tempo, dopo circa 10 anni e furono sia psichiche che fisiche. Ho infatti subito due interventi di cataratta agli occhi e sono caduta in depressione bulimica.
Le prime conseguenze si manifestarono, anche se lavoravano in silenzio già da tempo, dopo circa 10 anni e furono sia psichiche che fisiche. Ho infatti subito due interventi di cataratta agli occhi e sono caduta in depressione bulimica.
Quest’ultima non mi aiutò certo a controllare le glicemie e perciò i danni fisici peggiorarono rapidamente fino a diventare insostenibili. Ho provato tutti i tipi di terapia sperando ogni volta che fosse quella giusta ed ogni volta è stata una delusione:
La neuropatia si accentuò con perdita di sensibilità e problemi gastrici e intestinali. All’occhio sinistro comparve una retinopatia proliferante, che poteva portare alla cecità. Infine si ammalarono i reni ed iniziai a perdere proteine.
La neuropatia si accentuò con perdita di sensibilità e problemi gastrici e intestinali. All’occhio sinistro comparve una retinopatia proliferante, che poteva portare alla cecità. Infine si ammalarono i reni ed iniziai a perdere proteine.
Il risultato fu devastante: una pressione alta non controllabile e una ritenzione di liquidi che è arrivata a causare edema polmonare e cardiaco (con pericolo di morte).
Tutto questo periodo, fu una processione da un medico ad un altro, da un ospedale ad un altro, fino alla ricerca di vie non del tutto canoniche.
I professoroni che mi avevano in cura, non so se per ignoranza o presunzione o altro, non mi parlarono mai della possibilità del trapianto, anzi, quando ne sono venuta a conoscenza e ho chiesto la loro opinione, sono stata aggredita e sconsigliata in malo modo. Mi dissero che sarebbe stato inutile e che comunque non se ne parlava fino a che non fossi stata in dialisi: oggi so che se avessi aspettato quel momento sarei potuta morire e che comunque il trapianto sarebbe stato molto più rischioso.
Il caso ha voluto che nell’agosto 2001 mio padre venisse ricoverato all’Ospedale di Pisaproprio nel reparto di Chirurgia, diretto dal Prof. Mosca, che si occupa anche di trapianti. Ebbi così i primi contatti con i medici della Commissione Trapianti e con il Prof. Ugo Boggi, il chirurgo che mi ha poi trapiantato, e solo allora ho potuto finalmente liberarmi del peso della malattia.
Ho lasciato che quella splendida equipe si occupasse di me: ero stanca.
Durante questo periodo vedevo quello che mi succedeva come se ne fossi solo spettatrice, non protagonista e ho lasciato che gli eventi si susseguissero; non mi aspettavo niente di preciso. I medici del reparto di degenza protetta e di diabetologia di Pisa sono stati non solo degli ottimi professionisti ma anche degli amici. Mi sono sentita protetta e al sicuro: gli vorrò sempre un bene immenso.
Durante questo periodo vedevo quello che mi succedeva come se ne fossi solo spettatrice, non protagonista e ho lasciato che gli eventi si susseguissero; non mi aspettavo niente di preciso. I medici del reparto di degenza protetta e di diabetologia di Pisa sono stati non solo degli ottimi professionisti ma anche degli amici. Mi sono sentita protetta e al sicuro: gli vorrò sempre un bene immenso.
Quando mi hanno annunciato l’arrivo degli organi, i miei, ero già ricoverata in ospedale; ho cercato più volte di descrivere quello che ho provato, ma quelle sensazioni non si possono descrivere. Sono mie e solo mie.
Il risveglio dall’intervento, la degenza ed il resto sono stati difficili, ma non come uno si potrebbe immaginare.
Ad un certo punto ho capito che potevo ricominciare a prendere il controllo della mia vitae mi sono scoperta di nuovo; quando ero stata male la morte non mi aveva fatto poi così paura perché non ricordavo più quanto fosse bella la vita.
Ad un certo punto ho capito che potevo ricominciare a prendere il controllo della mia vitae mi sono scoperta di nuovo; quando ero stata male la morte non mi aveva fatto poi così paura perché non ricordavo più quanto fosse bella la vita.
Ho visto delle foto di una sala operatoria in cui si stava svolgendo un trapianto: mi ha colpito l’intensità degli sguardi, la concentrazione e l’armonia di chi vi lavora.
Quello che mi è successo NON E’ UN MIRACOLO, ma è il risultato del lavoro, dell’abnegazione e dell’intelligenza di uomini eccezionali.
Ci sarebbe molto altro da dire e forse lo farò se decideremo di trasformare queste pagine in blog. Per il momento spero di aver ridato a qualcuno la voglia di lottare.
Ci sarebbe molto altro da dire e forse lo farò se decideremo di trasformare queste pagine in blog. Per il momento spero di aver ridato a qualcuno la voglia di lottare.
“ La lotta contro la malattia ci porta a capire pienamente la vita e forgia in noi uno spirito indomito.
Ecco perché ogni singolo momento ha tanto valore per me e perché ho deciso di realizzare ciò che posso finché sono vivo, senza sprecare un minuto.”
Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale
Ecco perché ogni singolo momento ha tanto valore per me e perché ho deciso di realizzare ciò che posso finché sono vivo, senza sprecare un minuto.”
Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale
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Carlo
Salve, sono Carlo,
nell’1998 ho ricevuto in dono un rene e un pancreas, dopo una nefropatia diabetica, che mi aveva portato in dialisi.
nell’1998 ho ricevuto in dono un rene e un pancreas, dopo una nefropatia diabetica, che mi aveva portato in dialisi.
Vi parlerò del momento in cui sono arrivati gli organi, del trapianto e di quello che hanno provato i miei familiari nell’attesa.
Ero già ricoverato in ospedale quando mi chiamò il dottore.
Dottore: Carlo hanno chiamato per il trapianto!
Attimo di panico e di riflessione.
Dottore: Carlo hanno chiamato per il trapianto!
Attimo di panico e di riflessione.
D: Dobbiamo decidere in fretta cosa vuoi fare.
“Dobbiamo” come se ci dovesse andare lui….
Carlo: Dov’è? a Pisa o a Firenze?
Può sembrare questa, una domanda priva di senso, in realtà io sapevo, che solo a Pisa
sarebbe stato possibile il trapianto combinato rene-pancreas. Ed io avevo già deciso, che, per il momento, non avrei fatto il trapianto di solo rene.
sarebbe stato possibile il trapianto combinato rene-pancreas. Ed io avevo già deciso, che, per il momento, non avrei fatto il trapianto di solo rene.
D: Pisa …… Allora?
C: Va bene andiamo.
C: Va bene andiamo.
Non sapevo se piangere o ridere, ero sopraffatto dalle emozioni.
Chiamai a casa per farmi portare la cistografia retrograda.
Rispose la mamma.
C: Passami Francesco (mio fratello)
C: Francesco mi hanno chiamato per il trapianto mi SERVE SUBITO la cistografia:
è in camera mia.
F: Ma che rompi! Prendi sempre in giro tu..
C: No no è vero. Te lo faccio dire anche dall’infermiera
Chiamai a casa per farmi portare la cistografia retrograda.
Rispose la mamma.
C: Passami Francesco (mio fratello)
C: Francesco mi hanno chiamato per il trapianto mi SERVE SUBITO la cistografia:
è in camera mia.
F: Ma che rompi! Prendi sempre in giro tu..
C: No no è vero. Te lo faccio dire anche dall’infermiera
Finalmente si convinse e poco dopo arrivò con gli esami.
Nel frattempo chiamai la mia fidanzata, Patrizia, ma non rispose nessuno;
mi ricordai che era dal dentista e cercai di trovare il suo numero nell’elenco.
Non ci riuscii, in quel momento non avrei trovato niente.
Vennero in mio aiuto e finalmente chiamai il dentista.
Rispose l’assistente e alla mia richiesta di parlare con Patrizia rispose.
“ guardo se può venire”
“No. Deve venire assolutamente: è una cosa importantissima. Ci devo parlare
immediatamente”
Anche Patrizia credette che fosse uno scherzo e venne all’ospedale pensando che la stessi prendendo in giro.
Subito in viaggio verso Pisa, poche ore dopo ero in sala operatoria.
Il chirurgo mi chiese come mi sentivo.
"Mi sento come uno che deve fare un trapianto rene-pancreas".
Nel frattempo chiamai la mia fidanzata, Patrizia, ma non rispose nessuno;
mi ricordai che era dal dentista e cercai di trovare il suo numero nell’elenco.
Non ci riuscii, in quel momento non avrei trovato niente.
Vennero in mio aiuto e finalmente chiamai il dentista.
Rispose l’assistente e alla mia richiesta di parlare con Patrizia rispose.
“ guardo se può venire”
“No. Deve venire assolutamente: è una cosa importantissima. Ci devo parlare
immediatamente”
Anche Patrizia credette che fosse uno scherzo e venne all’ospedale pensando che la stessi prendendo in giro.
Subito in viaggio verso Pisa, poche ore dopo ero in sala operatoria.
Il chirurgo mi chiese come mi sentivo.
"Mi sento come uno che deve fare un trapianto rene-pancreas".
Poi mi ricordo solo il risveglio in terapia intensiva.
Oggi 3 luglio 2004 va tutto più o meno bene, combatto contro l’ignoranza delle personeche ritengono che acconsentire alla donazione sia una sorta di spregio per il corpo che subisce l’espianto. E’ forse meglio disfarsi in polvere….
…..che ridare la vita con la forza dell’amore anche dopo la vita?
Oggi 3 luglio 2004 va tutto più o meno bene, combatto contro l’ignoranza delle personeche ritengono che acconsentire alla donazione sia una sorta di spregio per il corpo che subisce l’espianto. E’ forse meglio disfarsi in polvere….
…..che ridare la vita con la forza dell’amore anche dopo la vita?
Approfitto di questa pagina web per ringraziare la mia fidanzata, anzi il mio AMORE, che mi è stata sempre vicina, nei momenti difficili.
Per il futuro ci saranno tanti momenti belli, tutti da vivere intensamente, con un’esperienza che lascia il segno per l’intera vita e fa in modo che tutto possa essere visto con occhi diversi.
Per il futuro ci saranno tanti momenti belli, tutti da vivere intensamente, con un’esperienza che lascia il segno per l’intera vita e fa in modo che tutto possa essere visto con occhi diversi.
Ciao ciao…
Carlo
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